Criptovalute, la situazione in Italia al 2025

La situazione delle criptovalute in Italia nel 2025 è caratterizzata da una profonda evoluzione normativa, focalizzata principalmente sulla regolamentazione fiscale, che mira a inquadrare in modo più stringente il settore. Parallelamente, l’utilizzo delle monete digitali è in crescita, benché l’impatto delle nuove tasse possa influire sull’entusiasmo degli investitori al dettaglio.
Il panorama delle criptovalute in Italia nel 2025 è dominato dalle novità fiscali introdotte con la Legge di Bilancio, che segnano un punto di svolta rispetto al regime precedente. Queste modifiche mirano a rendere l’attività di crypto trading pienamente conforme e a generare maggiori entrate fiscali.

Regolamentazione e tassazione

A partire dal 1° gennaio 2025, la novità più impattante è l’abolizione della soglia di esenzione di €2.000 sulle plusvalenze. In precedenza, solo i guadagni superiori a questa cifra erano tassati. Ora, tutte le plusvalenze e i proventi derivanti da cessione (vendita, permuta, rimborso) di cripto-attività sono considerati fiscalmente rilevanti, indipendentemente dall’importo. Questa misura introduce un onere di conformità maggiore anche per i piccoli investitori.
Per quanto riguarda l’aliquota, il 2025 è un anno di transizione: le plusvalenze realizzate in Italia nel 2025 continuano a essere soggette all’imposta sostitutiva del 26%. Tuttavia, il legislatore ha previsto un ulteriore inasprimento a regime: dal 1° gennaio 2026, l’aliquota salirà al 33%.

Prospettive per chi investe in monete digitali

Il futuro per gli investitori in criptovalute si presenta come un bilanciamento tra un forte ottimismo di lungo periodo e un’inevitabile alta volatilità nel breve e medio termine. Il 2025 è visto da molti analisti in un contesto rialzista, spinto da fattori come una potenziale politica monetaria più favorevole a livello globale e alcune dichiarazioni, come quelle di Trump sui ricchi guadagni ottenuto dalle criptovalute. Tuttavia, l’inasprimento fiscale in Italia, con l’abolizione della franchigia di €2.000, può smorzare l’entusiasmo degli investitori al dettaglio, introducendo maggiori oneri di conformità.  Le 4-5 monete digitali più note e rilevanti per gli investitori, oltre alle stablecoin (come USDT/USDC), sono:

  1. Bitcoin (BTC): il “re” delle criptovalute e principale riserva di valore digitale, con previsioni rialziste che lo vedono superare nuovi massimi storici nel 2025.
  2. Ethereum (ETH): la piattaforma leader per la finanza decentralizzata (DeFi) e gli NFT. È considerata una delle altcoin più solide, con un proprio ETF spot già approvato.
  3. XRP (Ripple): noto per la sua focalizzazione sui pagamenti transfrontalieri e il lavoro con le istituzioni finanziarie, è tra i più attenzionati nel futuro immediato (vedi Xrp previsioni).
  4. Solana (SOL): spesso citata come un concorrente di Ethereum, è apprezzata per l’alta velocità di transazione e i bassi costi, un punto di riferimento per le nuove applicazioni Web3.
  5. BNB (Binance Coin): l’utility token del più grande ecosistema crypto globale (Binance), fondamentale per gli sconti sulle commissioni di trading e per la sua blockchain nativa.

Affrancamento e imposta sul patrimonio

Per mitigare l’impatto fiscale sulle posizioni detenute storicamente, la normativa ha previsto la possibilità di rivalutare il costo di acquisto (o affrancamento) delle cripto-attività possedute al 1° gennaio 2025. L’investitore può scegliere di pagare un’imposta sostitutiva del 18% sul valore di mercato degli asset a tale data, aggiornando di fatto il costo fiscale. Ciò può essere un vantaggio strategico, specialmente per chi ha acquistato a prezzi molto bassi e prevede di vendere nel breve o medio termine, evitando così di pagare il 26% o il futuro 33% sull’intera plusvalenza realizzata.

Utilizzo e adozione delle Criptovalute in Italia

L’adozione delle criptovalute in Italia continua a manifestare un crescente interesse, anche se i recenti dati del secondo trimestre 2025 riportano una diminuzione del numero di possessori e dei volumi di controvalore detenuto, probabilmente influenzata dalle nuove disposizioni fiscali che hanno introdotto maggiore complessità e oneri.Il settore è guidato principalmente dalla Generazione X e dai millennials, che si dimostrano la fascia di popolazione più attiva nel trading e nell’utilizzo delle valute digitali. La maggior parte dell’attività rimane concentrata nella conversione da valuta legale a virtuale (e viceversa) attraverso gli exchange. L’Italia si posiziona al sesto posto in Europa per valore di criptovalute ricevute on-chain, segnalando una base di utenti comunque significativa.

Dove è possibile pagare con monete digitali

Nonostante la crescente popolarità come asset di investimento, l’utilizzo delle criptovalute come mezzo di pagamento per beni e servizi nella quotidianità italiana è ancora limitato, sebbene in espansione.

  1. Piattaforme di pagamento: l’integrazione di servizi come PayPal (che in alcuni paesi autorizza pagamenti in criptovalute) o l’uso di carte di debito/credito crypto fornite da exchange internazionali facilitano la conversione istantanea in Euro al momento dell’acquisto, permettendo di “pagare” con moneta digitale in qualsiasi esercizio che accetti i circuiti tradizionali.
  2. Esercizi commerciali e aziende specifiche: esiste un numero, seppur ridotto, di aziende, e-commerce e negozi fisici in Italia che accettano pagamenti diretti in criptovalute. Questi spaziano da servizi professionali, a esercizi di ristorazione, a negozi specializzati in tecnologia o articoli di lusso, come mostrato su mappe di adozione globali.

Prospettive future

Il 2025 rappresenta un anno cruciale per le criptovalute in Italia, ponendosi come periodo di transizione fiscale che prelude a un regime più oneroso dal 2026. L’obiettivo normativo è chiaro: inquadrare il settore in modo definitivo e ridurre la zona grigia. Dal punto di vista dell’utilizzo, l’integrazione nei servizi finanziari tradizionali, spinta dalle normative europee come MiCA, è la tendenza dominante. Sebbene le nuove regole fiscali possano frenare alcuni investitori, l’evoluzione del mercato e la crescita dell’interesse istituzionale suggeriscono che le cripto-attività sono destinate a consolidarsi ulteriormente nel panorama economico italiano.

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